Blog-Accademia Palatina

L'Accademia, che non ha scopi di lucro ed è apartitica, si ispira alla tradizione della antica Schola Palatina di Aquisgrana, nata per raccogliere intorno a sé, studiosi, letterati, uomini di cultura, di ogni Paese, per dare impulso allo scibile umano, in ogni materia e disciplina, promuovendone la diffusione e premiandone il merito, sotto l'egida del Sacro Romano Impero.
Essa si ispira ai valori umanitari propri del preclaro Ordine cavalleresco, che deriva storicamente ed idealmente dal Sacro Romano Impero, il "Reale Ordine Nobiliare dei Cavalieri del Sacro Romano Impero", da Esso Ordine riceve l'Alta Protezione e gode e riconosce il beneficio del Lord Protector del Sovrano Gran Maestro dell'Ordine, pro tempore, che ha di diritto la carica di Rettore dell'Accademia. Obiettivo principale del Sodalizio è il riconoscimento della professionalità dei membri, sviluppando informazione e ricerca, valorizzando e promuovendo l'eccellenza culturale, attraverso convegni, studi e seminari di aggiornamento scientifico, sociale ed economico; pubblicando tesi e lavori.
L'Accademia è un Istituto di cultura universitaria e di studi scientifici e si prefigge, per oggetto, la tutela, la promozione e lo sviluppo dell'Arte e della Cultura nel mondo nonché la salvaguardia del patrimonio storico, archeologico, scientifico e naturale.
Il periodo di attività culturale per ciascun anno (Anno Accademico), ha inizio il primo settembre e termina il 30 giugno.
Tutti gli Organi e tutte le strutture dell'Accademia, possono riunirsi anche fuori dalla sede legale ed in ogni luogo del Mondo, purché regolarmente convocati. Parimenti l'Accademia può celebrare eventi, organizzare corsi, seminari e conferenze, in ogni luogo del Mondo, purché vi sia una chiara e specifica delibera del Consiglio Accademico. Riunioni ed incontri ed anche i corsi di formazione e le conferenze, possono avvenire per videoconferenza ed in questo caso, sarà riconosciuto come luogo reale, quello in cui si trova il Rettore, o di chi in quella circostanza, ne fa le veci.

Lavori e Ricerche

Carlo Magno e il Sacro Romano Impero.

















      
        Gentilissime Dame e valorosi Cavalieri, 

è con un misto di gioia ed emozione che, in qualità di Presidente dell'Accademia, apro, anche se virtualmente, l'incontro programmato dell'anno 2020 dell'Accademia del Sacro Romano Impero - Schola Palatina di Aquisgrana - su: l'Europa di Carlo Magno, confidiamo che entro il mese di giugno 2021 si possa proseguire con il programma Accademico, ufficializzando il nuovo Organigramma, essendo giunto a naturale scadenza quello attualmente in vigore. Con la sempre attenta supervisione del nostro Gran Maestro dell'Ordine nobiliare del Sacro Romano Impero, Principe Enrico Giuliano di Sant'Andrea, di diritto Magnifico Rettore dell'Accademia, verranno valutate le candidature per il premio Otto d'Asburgo 2021 e le proposte  riguardanti l'attività formativa, collegando le iniziative e gli eventi secondo una logica tematica di comune interesse con le specializzazioni presiedute da quanti andranno a formare il Senato Accademico. 

Mi permetto una brevissima introduzione sul tema di oggi.  

Dopo l'avvento dell'Islam si vengono a contrapporre 3 Imperi:

quello più antico, bizantino; quello islamico e il terzo, il più giovane, quello formato da Carlo, che  nel 25 dicembre dell'800 viene incoronato dal Papa Leone III formando il Sacro Romano Impero, Sacro perché cristiano, Romano perché voleva teoricamente seguire l'impronta dell'impero Romano, Impero perché riuniva diverse etnie (non regno perché nel regno è racchiusa una sola etnia).

Vista la molteplicità delle etnie, religioni, usi e costumi riuniti sotto lo stesso impero non fu certamente facile per Carlo governare degnamente, anche per la debolezza degli altri organi politici. 

Nella Basilica di San Pietro.

Rota Porphiretica.

E’ un grande disco di prezioso porfido rosso di 2,6 metri di diametro. Già era presente nella vecchia basilica dal IX secolo d.C. e svolgeva una funzione importantissima. Proprio su questo disco, a partire da Carlo Magno, tutti gli imperatori dovevano inginocchiarsi per essere incoronati dal Papa in persona.

 

Oggi la Rota Porphiretica viene calpestata continuamente da centinaia di visitatori, spesso ignari di cosa abbiano realmente sotto i loro piedi. E’ uno dei rarissimi pezzi salvati del pavimento della Basilica Costantiniana ed è stato posizionato all’interno  di San Pietro, proprio davanti all’ingresso principale. Se vi capiterà di entrare nella Basilica di San Pietro, quando metterete i piedi sopra il grande disco di porfido, ricordatevi che proprio lì sopra si inginocchiò Carlo Magno in persona e gli altri potenti imperatori.

Oggi parliamo di Europa e di Euro ma dovremmo sempre ricordare le “Radici” della nostra Storia, dall’Antica Roma al Sacro Romano Impero di Carlo Magno.

E non solo Carlo Magno crea una nuova Europa ma rende legale la prima moneta internazionale,   il "denaro/denier", con la sua riforma monetaria.  

 

Il nome denier è derivato da quello dell'antica moneta Romana, il denario


Chiudo con una nota su: "La Cattedrale di Aquisgrana".

Storia

Nel 786, Carlo Magno diede inizio alla costruzione della cappella del suo palazzo, la Cappella Palatina, che costituisce il nucleo più antico della cattedrale.

Per 600 anni, dal 936 al 1531, la cattedrale di Aquisgrana fu la chiesa di incoronazione per 30 regnanti del Sacro Romano Impero. 

Nei secoli successivi, la cattedrale venne arricchita di nuove cappelle laterali, in vario stile. La cattedrale di Aquisgrana è stata il primo monumento tedesco ad essere incluso, nel 1978, nelle lista dell'UNESCO dei Patrimonio dell'umanità, come pure è stato uno dei primi tre beni storici in Europa.

È inoltre candidato come una delle sette meraviglie moderne. 

Tomba di Carlo Magno

Alla sua morte, nell'814, Carlo Magno fu sepolto nella sua cattedrale, dove i suoi resti sono tuttora conservati in uno scrigno, insieme al suo trono e il suo busto reliquiario. 

Nell'anno 1000, Ottone III fece aprire la cripta di Carlo Magno. Si disse che il corpo dell'imperatore fu trovato in notevole stato di conservazione, seduto su un trono di marmo, vestito con gli abiti imperiali, con la sua corona in testa, con i Vangeli aperti in grembo e lo scettro in mano. Nella tomba vennero ritrovati l’evangeliario e ricordi dell'Incoronazione.

Un grande affresco che rappresenta Ottone e i suoi nobili che ammirano l'imperatore defunto fu dipinto sulla parete della sala grande del municipio. 

Nel 1165, l'imperatore Federico Barbarossa aprì ancora la cripta e fece disporre le spoglie in un sarcofago scolpito nel marmo, che si diceva essere quello in cui Augusto fu sepolto. Le ossa vi riposarono fino al 1215, quando Federico II le fece trasferire in uno scrigno di oro e argento. 

Per sopportare l'enorme flusso di pellegrini, tra il 1355 e il 1414 fu costruito un coro in stile gotico, che fu consacrato nell'anno 1414, seicentesimo anniversario della morte di Carlo Magno

 

                                                      Ricerca e Sintesi di Giancarlo Bertollini

 Roma, lì Sabato 19 dicembre 2020  


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Il Ritorno alle Relazioni Umane

al di là delle Concezioni Tecnologiche Moderne.

di Giancarlo Bertollini

Fin da piccoli, attraverso i media siamo colpiti soprattutto dalle straordinarie potenzialità legate alla Tecnologia, al Marketing, alla Comunicazione e dagli enormi vantaggi che dalla “Mercatistica o Scienza del Mercato”  le aziende e le associazioni ne traggono. Le finalità di questa disciplina sono e debbono essere quelle di garantire il più efficace impiego delle risorse, per ottenere risultati concreti su fronti critici quali l'incremento delle vendite, delle iscrizioni, il contenimento dei costi, ecc. 
In un mondo che corre sempre più velocemente in equilibrio precario, cresce anche l’esigenza di soluzioni sempre più vantaggiose per lo sviluppo ma  allargate al contesto in cui si opera: l’ambiente. 
La nostra, infatti, è la prima generazione della storia, con il compito di decidere se la specie  di cui facciamo parte, dovrà o meno continuare ad esistere: 
l’Uomo potrà salvarsi solo se impiegherà le risorse disponibili per tentare di riparare i danni provocati all'ambiente. Nei nuovi insediamenti ed in quelli doverosamente rinnovati, si profilano periodi di grande dinamismo e di una sempre più spietata concorrenza, dove sarà determinante il profilo della correttezza nello sfruttamento delle risorse.
Il nostro paradigma deve essere : 
le "Aziende" non esistono, esistono 
gli Uomini che le compongono!
(Il fattore umano è tornato ad essere determinante). 
Come fare ?   Inizierei con l’applicare questi miei pensieri !

Vision - La Visione.
Un Mondo migliore dal Nord al Sud, dall’Oriente all’Occidente, dallo Zenit al Nadir, con EcoManager impegnati verso uno sviluppo sostenibile.

Mission - La Missione.
Collaborare al miglioramento, tenendo continuamente presente che:
le Aziende non esistono ma esistono gli Uomini che le compongono.

Behavior - Il Comportamento.
Muoversi sempre con correttezza, ricordando che tutte le DIFFICOLTÀ sono benvenute, esaltano le QUALITÀ di chi le affronta e si chiamano OPPORTUNITÀ.


Tecnologia: è bene o è male? 

Oggi viviamo, almeno nei paesi sviluppati economicamente, all’interno di ‘società tecnologiche’, così chiamate per evidenziare il fatto che il progresso tecnologico rappresenta un aspetto fondamentale della vita dei cittadini. Diversi sono gli atteggiamenti rispetto al continuo cambiamento imposto dalla tecnologia: da quello catastrofista di chi l’accusa di essere alla radice di molti, se non tutti, i mali del mondo moderno, a quello di chi invece entusiasticamente pensa che comunque la tecnologia migliori la vita di tutti. Entrambi gli atteggiamenti portano a esagerazioni, come quelle di chi vede la scienza come ‘buona’, in quanto ricerca disinteressata, da contrapporre a una tecnologia ‘cattiva’, volta solo al profitto, che rende meno ‘naturale’ la nostra vita. C’è poi un atteggiamento, anch'esso pessimista, che vede il progresso tecnologico come la causa di una crescente perdita di umanizzazione della vita quotidiana, o addirittura come una micidiale arma in mano ai governi per controllare, fin nel più minuto dettaglio, la vita dei cittadini. 
Esempi chiari di questo atteggiamento sono il film Tempi moderni (1936), di Charlie Chaplin, e il romanzo “1984”, scritto da George Orwell nel 1949, quando il dibattito sulle conseguenze del progresso tecnologico era agli inizi.
Certamente ci sono aspetti della tecnologia che creano problemi per l’ambiente e la nostra salute. Lo sviluppo di nuove tecnologie provoca l’obsolescenza di quelle precedenti, con immense quantità di rifiuti da smaltire; altre tecnologie, come quella del motore a scoppio delle automobili, sono molto inquinanti e diffusissime in tutto il globo. 
Esiste però un diverso approccio a questo importante problema che si sta facendo strada: quello dello sviluppo sostenibile. Da una parte si riconosce che la tecnologia da sempre migliora le condizioni di vita, dall'altra si porta in primo piano la necessità di coniugare lo sviluppo di un mondo sempre più popolato ed esigente in termini di risorse naturali con il minore impatto possibile sull'ambiente.

Nuove tecnologie dunque, ma più rispettose dell’ambiente. Questo atteggiamento consapevole dipende molto anche dalla volontà di tutti i cittadini, che sono gli utilizzatori finali di tanti prodotti della tecnologia. 

Scienza e tecnologia: un legame molto stretto. 
Esiste oggi una certa difficoltà a distinguere cosa sia scienza e cosa tecnologia. Un’idea molto diffusa è che la scienza si interessi alle leggi generali della natura, studiandola tramite discipline come la biologia, la chimica, la fisica. Questa opinione privilegia l’aspetto, indubbiamente molto importante, della speculazione scientifica, spesso vista come una ricerca senza scopi immediati e completamente libera, ma relega la tecnologia a un ruolo soprattutto ‘pratico’ di applicazione delle leggi generali scoperte dalla scienza. È un’opinione piuttosto semplicistica e può portare alla pessima conclusione, anch'essa piuttosto diffusa, che la tecnologia ‘serve’, è utile, mentre la scienza è inutile e difficile.
La storia insegna invece che le cose sono più complesse e che scienza e tecnologia sono strettamente legate. Nel passato, molto più di ora, lo scienziato era anche un tecnologo raffinato, dato che spesso doveva costruire da sé i propri strumenti. 
Inoltre molte invenzioni, come per esempio la macchina a vapore, precedettero anche di molto tempo la corrispondente teoria fisica, in questo caso la termodinamica, che ne spiegava il funzionamento.
Altre invenzioni fondamentali, oggi diremmo applicazioni tecnologiche, furono invece scoperte ‘per caso’ nel corso di ricerche scientifiche svolte per tutt'altro scopo, come la lampadina, il cui principio di funzionamento fu scoperto nel corso delle prime misurazioni sulle conseguenze del passaggio della corrente elettrica in vari materiali. Non si sarebbe, in altre parole, mai arrivati alla lampadina (Thomas Alva Edison), semplicemente sviluppando e perfezionando le tecnologie di illuminazione già esistenti, come la candela.
Un altro esempio, simile ma ben più recente, potrebbe essere il web, sviluppato negli anni Novanta dello scorso secolo da scienziati e militari che si occupavano anche di fisica nucleare, semplicemente per scambiarsi documenti. Reso disponibile, in pochi mesi il web si diffuse in tutto il mondo.
Non sempre dalla scienza ‘pura’ discende il progresso tecnologico, anzi spesso avviene il contrario. La tecnologia, oggi come in passato, crea infatti nuovi strumenti che offrono ulteriori possibilità, a volte incredibilmente potenti, alla ricerca di base. Per restare nel passato pensiamo all'invenzione del cannocchiale, che dette a Galileo Galilei la possibilità di iniziare lo studio moderno dell’Universo. Oppure, per tornare ai nostri tempi, pensiamo a uno dei maggiori avanzamenti nelle scienze biologiche, la mappatura del DNA umano, possibile solo grazie alla disponibilità di strumentazione elettronica, computer e software molto evoluti. 

Il Futuro: le Relazioni umane. 
Forse non sempre ce ne rendiamo conto ma il fulcro attorno al quale ruota l'esistenza umana sta nella capacità di relazionarsi, di comunicare, di far passare il proprio pensiero così come vive dentro di noi e nel contempo comprendere quale sia il vero pensare altrui. 
I bambini iniziano a sentire le piccole difficoltà del vivere quando perdono la sicurezza di essere compresi dai genitori. La difficoltà relazionale "principe" è il pensare che gli altri o semplicemente l'altro non ci comprenda. E' qui che nascono i problemi di relazione, le sensazioni di solitudine, alcuni disagi e persino molte depressioni. Agli umani non manca la capacità intrinseca di socializzare e di vivere in società; non mancano nemmeno i linguaggi per comunicare, con la parola, con i gesti, gli sguardi, le posture. 
Tutto ciò però si impiglia nel decodificatore che ogni singola persona ha incorporato nel proprio io. E nei mezzi di comunicazione che ci stanno imponendo modelli su cui riflettere.
Le relazioni umane sono il centro di tutto. L'essenza ultima di ogni ansia umana finisce sempre col manifestarsi come un problema di relazione: 
con i genitori, con i figli, con i colleghi, con gli amici, con il partner, con i vicini, i concittadini, le diverse culture, etnie e via dicendo. 
Comincio a pensare che la risoluzione di alcuni conflitti che appaiono ormai senza via d'uscita dovrà un giorno passare da un'analisi della capacità relazionale che hanno le persone, a livello di singolo, di comunità, di etnia o di popolo. 
Non può esserci compromesso possibile laddove persone non vogliono categoricamente relazionarsi: non è percorribile alcuna strada diplomatica se non quella di cercare in qualche maniera di ricostruire una linea relazionale. 
Per questo sono sostanzialmente contro ogni tipo di pregiudizio verso chiunque. 
La base per comprendere l'altro è sempre la relazione, il parlarsi, il comunicare. 
Nella chiusura a priori non può evolvere nulla se non l'esasperazione delle inconciliabilità, che alla fine si alimentano di loro stesse. 
Lasciando i massimi sistemi e osservando il nostro piccolo mondo che ci circonda, la capacità di relazionarsi assume un'importanza cruciale nella qualità della nostra vita. 
Una linea di pensiero affermatasi da qualche decennio, ha imposto il modello dell'autostima come la risoluzione della maggior parte dei crucci esistenziali. Per una serie di ragioni l'iniziazione all'autostima è stata fondamentale per alcune persone: penso alle donne che attraverso il riposizionamento del loro ruolo allo stesso livello del maschio hanno smascherato secoli di predominio maschilista, ipocrita quanto nefasto. Ma penso anche ai giovani che dal '68 in poi hanno, a fatica, comunicato al mondo che c'erano, sebbene poi ancora oggi il potere sia in mano ad una gerontocrazia troppo spesso inetta.
Potrei fare riferimento anche alle conquiste sindacali e ad altro, ma c'è un'altra faccia della medaglia. Il culto un po' narcisista dell'autostima ha creato fratture relazionali fra chi riesce a stimarsi davvero e chi invece, per un mucchio di motivi che nulla hanno a che vedere con il potenziale della persona, non ci riesce. Il sicuro di se', il brillante ha buon gioco nelle relazioni spicce (meno su quelle e medio/lungo termine), mentre il timido, l'umile, l'introverso si richiude in una solitudine che si autorigenera continuamente.
Tutto ciò è sempre accaduto ma oggi ha un effetto deflagrante per il tipo di comunicazione che si sta affermando sempre più giorno per giorno: la comunicazione liquida, volatile, che si compone di piccole frasi e pochi ragionamenti, che si esprime via messaggi o attraverso alcuni strumenti controversi tipo Facebook. Il tutto si mescola fra quantità e masse variabili. 

La selezione è esercitata senza scrupoli, con dinamiche che solo vent'anni fa erano inconcepibili. 

Il telefono. Io sono nato in un'epoca dove il telefono suonava e uno per sapere chi stava dietro doveva alzare la cornetta e rispondere. Se c'eri bene; se non c'eri non rispondevi, se non volevi rispondere potevi farlo ma ti rimaneva il dubbio di chi ci fosse dalla parte di là della cornetta. Adesso si può vedere chi ti chiama e non rispondere. Sembra una faccenda da nulla ma è un modo di fare che spezza in maniera drastica il modello relazionale del "cercarsi". Le relazioni non comportano infatti il solo parlarsi ma nascono prima, nel cercarsi, nel ricordarsi di una persona, sia per un bisogno, sia per affetto, sia per il semplice sentire quella persona.
La selezione che i nuovi media comunicazionali consentono soffoca spesso alla fonte la possibilità di parlare, di ascoltare e farsi ascoltare, di spiegarsi. Alcune teorie un po' "snob" e vecchiotte, continuano a dire che la comunicazione attuale può contare su centinaia di canali ed è perciò molto facilitata. Anch'io la pensavo così fino ad un po' di tempo fa'. Ora mi chiedo se la quantità dei canali corrisponda davvero ad un miglioramento delle relazioni umane. Invece gioca un ruolo importante la qualità dei media, e su questo punto si sta progredendo verso una via che a me francamente preoccupa.
Ho paura che il relazionarsi si stia facendo sempre più a misura di "software" e sempre meno a misura d'uomo. Io, per esempio, non amo Facebook, anche se lo frequento molto, e mi spiace per i tanti amici che tendono a “viverci”.  
Sembra di viaggiare fra tonnellate di titoli di giornale, ognuno con la propria testata e i propri titoletti. Niente di davvero interessante. 
Ma questa è una mia opinione
Ciò che volevo dire è che c'è una mutazione delle relazioni umane che si sta sempre più codificando in "icone", frasi isolate, a me piace questo, a te quest'altro. Chi ha buon gioco è la persona estroversa, che si stima, che riesce a dominare più comunicazioni contemporaneamente e nella massa produce molte microrelazioni. Chi invece è di indole più riflessiva, meno esplosiva soccombe e rinuncia ripiegandosi su un disagio che probabilmente dimostrerebbe il contrario. Le relazioni umane dovrebbero, col tempo, recuperare una sostanza fatta di pensiero e non solo di contatti. 
Relazionarsi è il grande ed unico scopo che ha l'uomo nel vivere: confrontarsi, vivere in società, collaborare, costruire amicizie, conoscenze, amori; tutto è condizionato dalla potenzialità e dalla capacità di relazionarsi.
Un bel futuro non può prescindere da un buon relazionarsi. 

                                          Giancarlo Bertollini

Bibliografia:
Articoli dalle ricerche universitarie.
Lavori per Siti WEB di Giancarlo Bertollini.
Consultazione della Enciclopedia Italiana (Treccani).


VINO - ESSENZA E DISTILLATO NEI RITI - NEI SIMBOLI

            L’usanza consueta, in alcune culture, (Dionisio-Bacco) di un eccessivo consumo di vino, aveva la sua spiegazione nel culto, in quanto provocava l’unione con la divinità dell’ebbrezza. Il vino doveva spezzare ogni incantesimo, smascherare le bugie o menzogne (in vino veritas) che non debbono albergare nel cuore del saggio (i Massoni lavorano a questo fine). Anche i defunti potevano gustarlo, se lo si versava a terra disperdendolo (libagione).
         Come “sangue dell’uva” il vino fu spesso visto in un rapporto simbolico con il sangue e non soltanto nel Cristianesimo. Esso, infatti, poteva anche sostituire il sacrificio cruento nel culto dei morti.
         Nella simbologia cristiana, il sangue di Cristo, occupa una posizione centrale (Carne e Sangue corrispondono a Pane e Vino). Nelle raffigurazioni della crocifissione si possono vedere Angeli che raccolgono il sangue dentro i calici, ricollegati simbolicamente al leggendario GRAAL (come certamente sapete, è indicato quale recipiente che Cristo adoperò in occasione della cena eucaristica ed in cui, poco dopo, venne raccolto il suo sangue). Il GRAAL così caro ai cavalieri prescelti da Re Artù per formare la Tavola Rotonda ed all'ordine cavalleresco dei Templari, al quale siamo storicamente legati.
Durante le NOZZE DI CANA, il rilievo non è dato al festeggiato ma a Gesù che, alla fine, attraverso l’allusiva dichiarazione del maestro di tavola, viene ringraziato per aver provveduto al vino buono fino alla fine del  banchetto.
         Molte sono le teorie sulla storia e l’espansione della vite (come simbologia, da molti popoli considerata l’albero della vita) e della vitivinicoltura; le più accreditate ne individuano l’origine organizzata nell'Asia minore, anche se reperti archeologici, rinvenuti in molti insediamenti preistorici, confermano che le GENTI ITALICHE facevano uso sia di uva che di vino, ben prima che la Bibbia fosse scritta.
Dove è doveroso segnalare la citazione nel canto XXX dell’ECCLESIASTICO:
“Date il vino a quelli che sono con l’animo amaro, acciocché bevano e dimentichino la loro miseria e non abbiano più memoria del loro dolore”.
         I reperti archeologici evidenziano una forte influenza degli Etruschi a partire dall’ VIII secolo a.C.
Le colonizzazioni Etrusca e Greca portarono nuove tecniche e nuovi vitigni, lo fecero con numerose varietà, scelte in funzione di ubicazione e clima, così che Plinio il Vecchio, arriverà a catalogarne svariate decine, da tavola e da vino.
Da tanta ricchezza di vitigni e di esposizioni è facile arguire che i fini intenditori potevano contare su una ricca scelta. Dalla lettura di Plinio il vecchio, senza la cui enciclopedia (arrivata integra fino a noi) vivremmo in grave avarizia di informazioni, il mercato offriva pressappoco duecento vini di grande qualità. Circa quanto le nostre attuali migliori D.O.C.
         Riguardo alla simbologia e all’albero della Vita, in estrema sintesi, “un simbolo nasce là dove ad un dato reale, un numero, una parola, un segno, una pianta, un’immagine, un edificio, in breve, ad una cosa, si conferisce un senso più profondo di quanto non possieda nella sua mera sussistenza reale, quando a queste cose ed alle loro forme si attribuisce una maggiore dignità ed un più alto valore di quanto ad esse non spetti propriamente, quando alla cosa esteriore si dà un più profondo valore morale o spirituale, rendendola così immagine di processi spirituali non altrimenti rappresentabili. 
Giotto (c. 1303-1305) Padova - Cappella degli Scrovegni 
Le «radici» dell’acquavite sono … nel cielo.
Oggi la chiamiamo grappa ma all’origine era la quinta essentia (in analogia con il quinto elemento aristotelico, componente dei corpi celesti)  e poi, compiendosi il viaggio della grappa dalle suggestioni alchemiche e metafisiche a farmaco, alimento e bene voluttuario, diventò aqua vitae, aqua ardens, anima vini, acquavite e infine grappa.
Per la precisione, oggi si distinguono:
Distillato di Vino (Brandi), Distillato di vinacce (Grappa), Distillato d’Uva (Acquavite).
La fisica aristotelica era fondata sulla teoria delle qualità, sulla mescolanza cioè dei quattro elementi fondamentali, terra, aria, acqua, fuoco, che produceva qualità opposte come, freddo/caldo, umido/secco; questi principi erano alla base della teoria e della pratica medica. E inoltre secondo la fisica e la cosmologia aristotelica l’universo era diviso in mondo sublunare (corruttibile e dove il moto era rettilineo) e mondo delle sfere celesti (incorruttibile e animato da moto circolare, in cui era presente l’etere o quinta essenza ingenerabile, incorruttibile e inalterabile).
A causa del fallimento del programma di trasmutazione dei metalli in oro, la ricerca alchemica si indirizzò, dalla fine del XIII al XIV secolo, verso la distillazione. Agli occhi degli alchimisti il distillato di vino presentava sorprendenti caratteristiche simili alla quinta essentia: era trasparente come il cielo, incorruttibile e inalterabile.
Con l’introduzione della cultura araba nel mondo latino, nel XII secolo, giunsero anche opere di molti autori del pensiero classico non ancora tradotte; fra cui testi sconosciuti di Aristotele come la Fisica, il De Generatione et Corruptione e altre).
Giunsero anche ai centri di traduzione presso le corti arabe di Spagna e Sicilia, testi alchemici, il cui ingresso contribuì alla valorizzazione del bagaglio tecnico-sperimentale e del legame tra scienza e manualità. La novitas dell’alchimia suscitò curiosità e vivo interesse tra gli studiosi, ma ben presto entrò in conflitto con il sapere scolastico.
Il programma dell’alchimia prevedeva un obiettivo elevato e ambizioso: quello di raggiungere, attraverso l’arte, la perfezione che per i metalli è l’oro, per l’uomo la longevità, poi l’immortalità, e infine la redenzione. Per una serie di motivi questo programma non fu realizzato e l’apprezzamento iniziale, nel corso dei decenni, si tramutò in discredito, derisione, persecuzione. Gli alchimisti da ministri (simili a Dio) e «gubernatores naturae, taciti et secreti, umili e pii», divennero nell'immaginario popolare, sulla spinta delle condanne di papi e inquisitori, adulteratores et latrones e ancora, sophistae et impostore, trufadores, multiplicatores, delusores, pseudophilosophi.
Il fallimento del loro programma spinse i filosofi alchimisti a rifugiarsi in orizzonti visionari utopici e profetici non estranei d’altra parte a visioni catastrofiche e apocalittiche e a sentimenti diffusi di attesa di una grande renovatio.
Agli inizi dell’alchimia latina, nel XII secolo, il problema della trasmutazione era strettamente intrecciato con alcuni aspetti della filosofia naturale e soprattutto col naturalismo aristotelico e quindi costituì un punto cruciale della ricerca e definizione di uno statuto epistemologico dell’alchimia stessa.
Questa fase che potrebbe essere definita «metallurgica» 
si estenderebbe fino al 1275 circa.
Un ruolo di conciliazione e di adattamento delle tesi alchemiche al quadro epistemologico scolastico fu svolto soprattutto da Ruggero Bacone il quale, partendo da una critica al vecchio assetto dell’enciclopedia scolastica, pone l’alchimia, come teoria della materia e della generazione, sullo stesso piano della filosofia naturale. Bacone inoltre, in conformità col suo principio secondo cui la «veritas» del sapere va accompagnata alla «utilitas», considera l’oro alchemico più pregiato di quello delle miniere e ne apprezza le qualità terapeutiche; infatti se assunto come oro potabile è un farmaco equilibratissimo atto a favorire la prolongatio vitae.
Con Bacone quindi fa ingresso nella tematica della trasmutazione quell'aspetto medico-farmacologico dell’elisir o lapis o «medicina».
Una vera e propria svolta farmacologica si ebbe in conseguenza di una lunga crisi dell’alchimia che iniziatasi alla fine del XIII secolo, fu determinata dalla disarticolazione del rapporto teoria/pratica dovuta a un’eccedenza di dati sperimentali rispetto alle teorie disponibili. Ma un altro fattore fu più determinante: alla lunga l’insuccesso nella fabbricazione dell’oro artificiale, la più grande promessa degli alchimisti, produsse delusione e diffidenza; di qui l’accusa principale rivolta all'alchimia di essere un mendacium.
L’alchimia quindi si pone alla ricerca di un nuovo statuto epistemologico in una nuova fase caratterizzata dall'introduzione di elementi soprannaturali dovuti all'intuizione e alla rivelazione. Questa tendenza, attraverso gli scritti attribuiti a Raimondo Lullo e ad Arnaldo da Villanova, si concluderà verso la metà del XIV secolo, con Giovanni da Rupescissa, un monaco francescano alverniate, col ricorso a un nuovo modello cosmologico, quello cristologico. Le trasformazioni di elementi naturali provocate dall’alchimia sono concepite in analogia con le sofferenze e la resurrezione di Cristo Dio e Uomo. E lo statuto epistemologico sarebbe così fondato sul dogma della trasfigurazione, della resurrezione, della vita eterna.
La ripresa dell’alchimia si verifica quindi in ambito medico farmacologico grazie al successo e alla diffusione delle tecniche di distillazione, soprattutto dell’alcol ottenuto dalla distillazione del vino. Per le sue proprietà, quest’acqua ardente e volatile non s’integrava nello schema dei quattro elementi; non essendo né terra, né acqua, né aria, né fuoco; gli alchimisti ricorsero al concetto aristotelico di quinta essentia, quinto elemento, materia dei corpi celesti.
Una certa indeterminatezza epistemologica rendeva non falsificabile l’idea del farmaco alchemico: se la «medicina» non funzionava e l’ammalato moriva, era sempre possibile appellarsi alla divina volontà! Era molto più difficile invece giustificare l’insuccesso nella fabbricazione dell’oro artificiale.

La concezione aristotelica dell'universo, che vede al centro i quattro cerchi sublunari corrispondenti a terra, acqua, aria, e fuoco, al di sopra dei quali ruotano le sfere planetarie di sostanza eterica.

Il Liber de consideratione quintae essentiae (1351 ca.) di Giovanni da Rupescissa, scritto durante un periodo di prigionia ad Avignone, è pervaso da una sorta di ispirazione divina.
Ma al di là delle intenzioni di Giovanni, l’acquavite era già apprezzata come alimento e bene voluttuario. La «quinta essenza» pur mantenendo il doppio significato di prodotto filosofico-spirituale e di alimento, si diffuse a livello di consumo sociale come bevanda.
E come non citare Dante ?
Nel Canto XIV dell’Inferno il Poeta fa capire che le lacrime avrebbero anche una funzione iniziatica perché con la loro evaporazione spegnerebbero le fiamme del girone permettendo il passaggio del pellegrino. In definitiva quindi il pianto del veglio (Statua del Grande Vecchio che a Creta guarda Roma) sarebbe come un'allegoria del peccato, che nasce dagli uomini e punisce gli uomini stessi attraverso i fiumi infernaliDante ha bisogno di qualche altra spiegazione e chiede a Virgilio perché se questo fiume giunge dal mondo dei vivi lo incontrano solo ora e il poeta latino risponde che fino ad allora essi sono scesi sempre verso sinistra, ma ancora non hanno fatto un giro completo. Poi Dante chiede dove siano il Flegetonte e il Lete, non citati prima, e il maestro risponde che il bollore dell'acqua del fiume rosso avrebbe già dovuto essere di risposta alla sua domanda; mentre per quanto riguarda il Lete Dante lo vedrà sì, ma fuori dalla fossa infernale perché è il luogo dove "l'anime vanno a lavarsi / quando la colpa pentuta è rimossa" cioè in Purgatorio.
Poi Virgilio taglia corto e incita Dante ad allontanarsi dal bosco affinché lo segua sui margini, che fanno la "via", e dove il fuoco non attacca perché sopra di essi le fiamme (vapor) si spengono. 
                                           Giancarlo Bertollini

Bibliografia:
°      La BIBBIA
°      Da Ricerche sul WEB
°      TRECCANI - Enciclopedia Italiana
°      Enciclopedia dei Simboli  (Garzanti)
°      Da Lavori del Fr Giancarlo Bertollini 


STORIA: Templari e Massoneria.

Luoghi Comuni sui Templari
(Ricerca Storica di Giancarlo Bertollini)
Non è ne facile, né possibile dimostrare un coordinamento fra le due istituzioni; conviene invece, considerarle separatamente e approfondire le loro tematiche in modo indipendente. Sempre ricordando che ogni lavoro deve essere scritto in base a chi ci si rivolge.
L’immissione del templarismo in massoneria ha una storia molto più laboriosa di quella della continuità storica dei Templari di Parigi. Infatti va tenuto presente che, mentre si parla di templarismo, ricercandone i fatti, le date e gli uomini che ne segnarono gli inizi e la continuazione, v’è anche un templarismo essenzialmente spirituale nel quale, come si vedrà, gli assurdi possono comporsi e le controversie annullarsi. Il culto della Vergine per i Cavalieri del Tempio non fu semplice motivo di devozione religiosa.
Partiamo dalla pubblicazione di un Fratello.
L'Eco dei Templari, un articolo di Umberto Eco di qualche anno fa.
“L'ordine venne sciolto da Clemente V all'inizio del XIV secolo. Da allora chiunque può rifondarlo così come può dichiararsi sommo sacerdote di Iside e Osiride.
Fate nascere un ordine monastico-cavalleresco, fatelo diventare straordinariamente potente sia militarmente che economicamente. Trovate un re che voglia sbarazzarsi di quello che è ormai diventato uno Stato nello Stato. Individuate gli inquisitori adatti, che sappiano raccogliere voci sparse e comporle in un mosaico terribile: un complotto, crimini immondi, innominabili eresie, corruzione e una buona dose di omosessualità. Arrestate e torturate i sospetti. Chi ammette e si pente avrà salva la vita, chi si dichiara innocente finirà sul patibolo. I primi a legittimare la costruzione inquisitoriale saranno le vittime, specie se innocenti. Infine, incamerate gli immensi beni dell'Ordine. Questo fondamentalmente ci insegna il processo intentato ai cavalieri Templari da Filippo il Bello.
Segue la storia del mito templare. Immaginate che molti siano rimasti scossi da questo processo e, oltre ad avvertirne l'ingiustizia, come accadde persino a Dante, siano rimasti affascinati dalle dottrine segrete attribuite ai Templari e colpiti dal fatto che la maggior parte dei cavalieri non fosse perita sul rogo e allo scioglimento dell'ordine si fosse come dissolta. All'interpretazione scettica (con la paura che si erano presa, hanno cercato di rifarsi una vita altrove, in silenzio) si può opporre l'interpretazione occultistica e romanzesca: sono entrati in clandestinità, ci sono attivamente restati per sette secoli, Essi sono ancora tra noi.
Niente è più facile che trovare un libro sui Templari. L'unico inconveniente è che nel 90 per cento dei casi (mi correggo, 99) si tratta di bufale, perché nessun argomento ha mai maggiormente ispirato le mezze calzette di tutti i tempi e di tutti i paesi quanto la vicenda templare. E via con la continua rinascita dei Templari, con la loro costante presenza dietro le quinte della Storia, tra sette gnostiche, confraternite sataniche, spiritisti, ordini pitagorici, rosacrociani, illuminati, massoni e Priorato di Sion. Talora la bufala è così smaccata, come nel caso de Il santo Graal di Baigent, Leigh e Lincoln (Mondadori, 1982), che l'evidente e spregiudicata malafede degli autori consente almeno al lettore dotato di buon senso di leggere l'opera come divertente esempio di fantastoria. Come sta avvenendo ora con il Codice Da Vinci, che scopiazza e rielabora tutta la letteratura precedente. 
Ma stiamo attenti, perché migliaia di lettori creduli vanno poi a visitare il teatro di un'altra bufala storica, il paesino di Rennes-le-Château. L'unico modo per riconoscere se un libro sui Templari è serio è controllare se finisce col 1314, data in cui il loro Gran Maestro viene bruciato sul rogo. Tra i libri che si arrestano a quella data era uscito da Einaudi nel 1991  I Templari di Peter Partner.
Ora il Mulino pubblica I Templari di Barbara Frale, una studiosa che ha dedicato anni di lavoro e altre opere a questo argomento. Sono meno di 200 pagine, e si leggono con gusto. Ricchissima la bibliografia (seria). Barbara Frale non si scandalizza troppo per certi aspetti successivi del mito templare, anzi ne vede con qualche simpatia certi svolgimenti romanzeschi (ai quali dedica però solo due paginette conclusive), ma solo perché possono suscitare nuove serie ricerche su tanti aspetti ancora oscuri della 'vera' storia dei templari. Per esempio c'era davvero un rapporto tra i Templari e il culto del Graal? Non si può escludere, visto che persino un loro contemporaneo, Wolfram von Eschenbach, ne favoleggiava. Ma osserverei che i poeti, teste Orazio, sono autorizzati a fantasticare, e uno studioso del prossimo millennio che trovasse un film d'oggi che attribuisce a tale Indiana Jones la scoperta dell'Arca dell'Alleanza non avrebbe ragioni per trarre da questa divertente invenzione alcuna conclusione storiograficamente corretta. Quanto al fatto che però l'antica vicenda non sia ancora del tutto chiara, Barbara Frale accenna ad alcune sue recenti scoperte in archivi vaticani che indurrebbero a vedere in modo nuovo il ruolo della chiesa nel processo. Ma, per lo sconforto di chi ancora oggi esibisce talora un biglietto da visita che lo qualifica come Templare, ricorda che Clemente V, al momento della sospensione dell'ordine, aveva messo fuorilegge qualsiasi tentativo di ripristinarlo senza il consenso pontificio, lanciando addirittura la scomunica contro chiunque utilizzasse il nome e i segni distintivi del Tempio. D'altra parte, nel 1780, argomenti del genere usava Joseph de Maistre per liquidare i neotemplaristi dei tempi suoi”. 
L'ordine templare esisteva in quanto riconosciuto dalla Chiesa e dai vari Stati europei, e come tale è stato formalmente disciolto all'inizio del XIV secolo. Punto. Da quel momento, visto che nessuno ne possiede più il copyright, ciascuno ha il diritto di rifondarlo, nello stesso senso in cui chiunque può dichiararsi sommo sacerdote di Iside e Osiride, e al governo egiziano la cosa non fa né caldo né freddo.
Bernardo di Chiaravalle (che tenne a battesimo i due più grandi ordini medievali: quello monastico dei Frati Cistercensi, di cui fu il massimo esponente e per i quali redasse la Regola, e quello dei Cavalieri Templari, per i quali adattò la stessa Regola modificandola per le esigenze dovute alla loro duplice natura di monaci guerrieri) rivela di aver ricevuto l'illuminazione nella Chiesa di Saint Vorles a Chatillon-sur-Seine, mentre era in contemplazione di una statua di una Madonna Nera. Si dice che dopo avere pronunciato le parole "Monstra te Matrem", Maria si premette il seno, e tre gocce del suo latte caddero direttamente nella sua bocca; Maria come Sofia. Bernardo attinse però ai contenuti di dottrine iniziatiche pre-cristiane, riguardanti la sfera del femminile e delle sue manifestazioni,  connesse al concetto di “Madre Terra”. 
Va ricordato che il culto Cristiano della Vergine Maria è considerato come derivato dal culto di Iside dell’antico Egitto e compare tardi nel Cristianesimo (Concilio di Efeso 431 d.C.)  ma ricorda la divinità egizia per l’aspetto iconografico e per la ricorrenza delle varie festività dedicate.
Per mantenerci aderenti al carattere storico, politico e religioso di questo studio, daremo la precedenza al templarismo storico che trova la sua espressione in quegli uomini che, nel XVIII secolo, avanzarono la pretesa di discendere dall'antica istituzione e di averne ereditata la dottrina segreta e magari anche l’immane “tesoro” che probabilmente venne diviso in tre parti (Italia, Francia, Spagna).
Disputatissima, questa pretesa portò, sul piano organizzativo, risultati disastrosi: frazionamenti nel massonico che sino ad allora era stato compatto e tollerante, introduzione di nuovi gradi e, cosa più grave, deviamento, per rivalità di natura contingente, della linea iniziatica. 
Infatti si può essere tranquilli col nemico perché non potrà tradirci ma molto attenti con Amici, Colleghi, Fratelli e Parenti, 
perché è da loro che arriverà il Tradimento
A sfatare i luoghi comuni che serpeggiano dietro le figure dei monaci - guerrieri. Alcuni cavalieri, amati da Dio rinunciarono al mondo e si consacrarono a Cristo. Osservavano la povertà, la castità e l’obbedienza. Erano, il fondatore dell’Ordine Ugo de Pagani o di Payns insieme ad altri 8 fratelli. 
Il Re di Gerusalemme diede loro alcuni locali del vecchio Tempio di Salomone e per questa ragione furono chiamati Templari”. Sono diverse le leggende che nel corso degli anni si sono diffuse intorno alla figura, più o meno mitica, dei cavalieri Templari, *Custodi del Santo Graal* *Arca dell’Alleanza*. 
Il periodo storico è databile tra il 1118, data di fondazione dell’ordine, e il 1314, data della morte sul rogo dell’ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay. Nessuna filosofia di vita, nessuna convinzione religiosa, solo un modo per dare un senso ad una figura, quella dei Templari, su cui sono state dette e scritte pagine infinite. 
La fine dei Templari: una triste storia più che un romanzo.
Pensiamo ai più diffusi Luoghi Comuni sui Cavalieri Templari:   
“bere come un Templare”. Vino e birra erano le bevande più consumate, e potevano essere aromatizzate con anice o rosmarino. Il vino veniva anche bollito e speziato con cannella, chiodi di garofano, o con l’aggiunta di miele. 
L’espressione “bere come un Templare” non corrispondeva ad un comportamento reale, perché l’ubriachezza nell'Ordine non era tollerata e veniva punita molto severamente, anche con l’espulsione. 
“…e se un fratello è abituato a bere tanto da diventare ubriaco e non vuole correggersene, bisogna punire la sua colpa…” 
(Regola catalana - una versione della Regola generale). 
Il vino per i Templari era importantissimo perché indispensabile nelle funzioni religiose. Ogni precettoria, aveva l’obiettivo d’essere autosufficiente, e perciò quasi dappertutto si cercava di produrne. Come accadeva anche per gli altri ordini monastici, documenti testimoniano la presenza di numerosi vigneti posseduti dall'Ordine, in terre non sempre lavorate direttamente ma anche affidate ai contadini del luogo. In mancanza di vigneti, pur di mantenere l’autonomia produttiva, ci si dedicava alla preparazione d’altre bevande. Un esempio lo abbiamo nella precettoria inglese di Cowton, dove c’era un apposito locale per la fabbricazione della birra. (consumata soprattutto nel nord Europa per le ovvie condizioni climatiche che rendevano troppo complessa la produzione del vino).
“in due su un cavallo” E’ conosciuto da tutti il sigillo templare che mostra due cavalieri armati su uno stesso cavallo. Il significato è stato variamente interpretato ma non è certo, come qualcuno ha scritto, un riferimento alla necessaria povertà dei cavalieri che per risparmiare vanno in due su un cavallo! Sciocchezze
Ci pensate che razza di efficienza in combattimento avrebbero avuto?
Il significato del sigillo è esoterico ed è una conferma che all’interno del Tempio esisteva un insegnamento segreto, analogo a quello dei Fedeli d’Amore.
Francesco da Barberino, fedele d’amore, nei suoi Documenti d’Amore, un trattato esoterico sapienziale dell’inizio del XIV secolo, ci ricorda che il cavallo è simbolo della natura umana, perché ritenuto l’animale più simile all'uomo. I due cavalieri vanno interpretati come immagine della parte invisibile che ci costituisce ed è trasportata dal corpo: 
uno dei cavalieri è l’anima, l’altro lo spirito; 
il cavallo è il corpo.
Anima, Spirito e Corpo costituiscono ognuno di noi, 
come ricordava anche San Paolo.
Ma coltiviamo il dubbio e andiamo oltre il fatidico 1314 per tentare di capire
Da quella tragica data fino alla fine del 1600 le notizie sono poche e contrastanti. 
Il manoscritto rinvenuto dal Locke (1696) nella Biblioteca Bodleiana, pubblicato solo nel 1748, che è attribuito alla mano di Enrico VI di Inghilterra, definisce la Massoneria come «la conoscenza della natura e la comprensione delle forze che sono in essa»; ed enuncia espressamente l’esistenza di un legame tra la Massoneria e la Scuola Italica, perché afferma che Pitagora imparò la Massoneria dall'Egitto e dalla  Siria, e da questi paesi i Fenici, gli uomini rossi fiammanti, la portarono in Occidente.
Gli anni tra il 1735 e il 1780 sembrano essere stati i più favorevoli al sorgere in seno alla Massoneria di nuovi sistemi, tendenti a costituire i sistemi degli Alti Gradi. Gradi il cui aspetto è quasi sempre templare, ma il cui fine sono la lotta e la passione politica. Le circostanze che condussero ala creazione degli Alti Gradi non sono ben chiare: sembra che siano dovuti al “famoso” scrittore francese di origine scozzese, (convertito al cattolicesimo dal prelato francese (1651 + 1715) Ramsay André Michel (nato nel 1686) il quale instaurò i gradi scozzesi, attribuendone l’origine a Gonfredo Bouillon. La leggenda sulla sua derivazione raccontava che Pietro da Bologna, uno dei precursori, incaricato della difesa nel processo contro l’ordine, scomparso nel nulla durante il Concilio di Sens ed evaso dal carcere con il segreto comunicatogli dal Gran Maestro de Molay, si era recato in Scozia con il conte Ugo di Salm e con    Silvestro Grumbach dove si incontrarono con i Gran Commendatori Giorgio de Harrris e Aumont, che li avevano preceduti e, insieme, avevano deciso di continuare l’Ordine sotto il velo massonico.
Nel giorno di San Giovanni del 13 … … ?, nello stesso capitolo in cui Aumont era stato eletto Gran Maestro, si era convenuto di adattare i simboli dell’arte muratoria e il nome di Massoni liberi, onde sfuggire ad ogni ricerca e ad ogni persecuzione. Subito dopo l’Ordine si diffuse in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Spagna ed altrove. Che tutto questo potrebbe essere leggenda lo indicano alcune sviste di indubbia importanza. Lasciando da parte l’impossibilità materiale per il Molay di poter comunicare con Pietro da Bologna, è certo che il conte di Salem, secondo quanto scrive il Depuy, non fu imprigionato, non solo, ma Ugo e Silvestro sono probabilmente la stessa persona e precisamente quel Silvestro di Grumbach, nominato canonico di Magonza ed i cavalieri Harris e Aumont sono forse due sconosciuti ?
Era facile allora, quando la storia non aveva nessun metodo critico, incorrere in simili errori, specie se si tendeva a creare una genealogia per istituzioni di recenti natali. Comunque sia, viene spontaneo chiedersi perché il primo conato delle affiliazioni templari a carattere massonico si sia verificato in Scozia. 
Secondo il Ramsay, la ragione è semplicissima; prima della loro quasi totale distruzione, i Templari si sarebbero associati ai Massoni per la ricostruzione delle Chiese distrutte dai Saraceni, in un secondo tempo, accettando l’offerta di un non ben definito Re inglese, si sarebbero ritirati nei loro stati per dedicarsi al trionfo della moralità, dei costumi e delle arti figurative e musicali.
La certezza che i Templari siano preesistiti alla Massoneria moderna (speculativa), ci induce quindi a cercare nelle origini di quella storica (operativa), per vedere quali rapporti intercorrano fra le due grandi istituzioni nel pensiero dei diversi autori. 
Nebulosa è l’origine della Massoneria 
e dei Costruttori del Tempio di Re Salomone. 
Il Laurie la ricerca tra i costruttori dell’Abbazia di Kilwinning, ovvero in una corporazione scozzese, in seno alla quale sarebbe avvenuta la fusione con i fratelli Templari fuggiaschi. 
Per sottrarsi alla vigile attenzione dell’Inquisizione, questa  Massoneria costituì, nel 1735, l’Ordine del Patriarca Noè (Noachiti) al quale potevano accedere solo i cattolici e senza alcuna pretesa di discendere dagli antichi ordini cavallereschi; tuttavia il Ramsay non esitò a far discendere da questa Massoneria la Cavalleria Crociata, per quanto, nel suo celebre discorso non facesse cenno ai Templari. 
Arriviamo all'introduzione nella Massoneria degli Alti Gradi che andarono ad aggiungersi a quelli tradizionali di: 
Apprendista, Compagno e Maestro. 
Non la tradizione, ne motivi ideali sembrano aver spinto ad immettere i gradi templari, ma una politica di necessità, quella politica che sino ad allora era  rimasta fuori dalle logge e che finì presto col prendere il sopravvento sul carattere iniziatico fino ad allora perseguito. 
Pare che gli Stuart, dopo la detronizzazione (1688), stabilissero per le loro rivendicazioni politiche e dinastiche una rete di relazioni tra la Scozia, la Francia, l’Inghilterra e il papato di Roma, agganciandovi anche la Massoneria, con le logge Jacobite e, volendola asservire al legittimo degli Stuart, si cominciò con l’attribuire ai simboli ed alle allegorie muratorie, simboli ed allegorie dinastiche: la stessa leggenda di Hiram non servì più a ricordare l’antico Maestro di Salomone, ma la morte sul patibolo di Carlo I avvenuta nel 649.
Uomo di lettere e di scienze, versato in teologia e coinvolto nelle dispute religiose così accese in Inghilterra, André Michel Ramsay, una volta rifugiatosi in Francia, si unì al partito degli Stuart, tentando una riforma massonica generale. Nel 1728, si intrattenne con i membri della Gran Loggia di Londra, per aggiungere ai tre gradi simbolici, le sue innovazioni che furono accolte con grande entusiasmo. Nascevano così gli alti gradi e questa sembra essere l’origine più probabile dello Scozzesismo. 
Le novità venivano probabilmente pronunciate a mezza bocca, particolarmente nei salotti cosiddetti “bene informati”, frequentati dai nuovi ceti emergenti provenienti dalla provincia. Il sesto grado svolgeva la leggenda della derivazione Templare nella persona del “famoso Aumont”, allettando i seguaci degli Stuart. 
Entrata nella fase di decadenza, la Massoneria prestava il fianco alle infiltrazioni politiche e al dilagare del filosofismo; il grado Kadosh o Piccolo Eletto è infatti coetaneo al trionfo della religione naturale sulle religioni rivelate e all'introduzione in Massoneria della tradizione dei Rosacroce, della Kabala, della magia, della teosofia, delle arti evocative, ecc.
Il grado Kadosh, viene registrato a Lione sin dal 1743, come simbolo della vendetta dei Templari e quale rifugio di molti Massoni espulsi, perché tali, dall'Ordine di Malta. I gradi Superiori si suddivisero e si inquadrarono, sull'esempio di Ramsay, in una pluralità di differenti sistemi che presero il nome di “riti” e furono governati ognuno dal proprio capitolo. Questa novità degli Alti Gradi, fu causa di gravi turbamenti in seno alla Massoneria, fino a quel momento rimasta estranea da tutte le competizioni profane.
Carlo Edoardo Stuart stabilì il primo centro amministrativo degli Alti Gradi ad Arras, nel 1747, dopo il capitolo di Clermont e da questo derivante si costituì nel 1758 con un nuovo sistema, cioè il Consiglio degli Imperatori d’Oriente e d’Occidente; un altro capitolo venne alla luce a Parigi nel 1762, il Gran Consiglio dei Sublimi Principi del Real Segreto, comprendente 25 gradi. 
Il Barone Tschoudi, nel suo libro “L’Etoile Flamboyante”, tratta l’ordine come tale, di questi nuovi gradi e del loro rituale, che in seguito si svilupparono nei vari sistemi giungendo sino a novanta. Tra tutti questi sistemi, cercheremo di esaminare soltanto quelli che si richiamano all'Ordine del Tempio. Nell'Europa centrale il sistema di Ramsay sfociò nella “Stretta Osservanza”. Le prime notizie in merito comparvero in uno scritto del 1745 a Strasburgo; quasi in contemporanea, o prima del 1751 attraverso un manoscritto rinvenuto che sostiene che l’origine della Massoneria (moderna), proviene dalle Crociate. 
Ma è soprattutto dal trattato della “Stretta Osservanza” compilato dal più attivo sostenitore, Carlo Gotthelf, barone de Hund che si vengono a conoscere i caratteri di questa Alta Massoneria tedesca. Gli statuti si trovano pubblicati negli “Acta Latomorum” del Thory e nell’”Anti-Santi-Nocaise”, in Lipsia 1788. 
Nell'esporre la leggenda relativa all’Aumont, si fa risalire il racconto sino ai primi due delatori, il Noffodei e Squin de Florian (Esquieu de Floyran, detto Squinn, è un personaggio a metà tra storia e leggenda. E il suo nome è arrivato fino a noi trascritto in vari modi, come Esquieu de Florian o Esquieu de Floryan de Béziers. Così per quanto riguarda il suo appellativo, in alcuni casi tramandato come Squin), che avrebbero assassinato, nella sua casa di campagna vicino Milano, il Maestro della provincia di Monte Carmelo per non aver egli concesso loro il comando di una nuova commanderia in sostituzione di quella perduta a Montfaucon. 
Il de Hund era stato ricevuto Massone a Francoforte sul Meno il 20 marzo 1742, e nel 1754 nella loggia Clermont di Parigi era stato iniziato agli Alti Gradi. 
Ritornato in Germania costituì l’Ordine della Stretta Osservanza, con 6 gradi di regime templare, ai quali se ne aggiunse poi un altro: il settimo. 
Come il Tempio, egli divise l’Europa in 9 provincie; a capo di tutte aveva posto altissimi personaggi “sconosciuti”, residenti in Scozia. 
In un “Convento” tenuto a Saxe nel 1763, il de Hund accede alla carica di Gran Maestro Provinciale della Massoneria Rettificata della Germania, ma nel settembre dello stesso anno comparve Jena, uno sconosciuto di nome Johnson, definito un avventuriero, il quale, proclamandosi Gran Priore dell’Ordine, si disse incaricato di riformare le logge tedesche, le quali, non erano, secondo le sue affermazioni, l’Ordine Templare, perpetuatosi segretamente. 
Con la minaccia di far intervenire straordinarie potenze, con il timore di terribili punizioni contro i nemici dell’Ordine e con il decantato possesso di un manoscritto di Ugo de Pagani, imponeva, in nome dei “Superiori sconosciuti”, il riconoscimento a lui solo il diritto di creare Cavalieri del Tempio. 
“Ugo nacque da famiglia Nocerina di origine Normanna, nell'antica Nocera de' Pagani (oggi suddivisa tra i comuni di Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Sant'Egidio del Monte Albino e Corbara), probabilmente attorno al 1074. Una tradizione locale afferma che il battesimo di Ugo ebbe luogo a Nocera, nella chiesa rupestre di Sant'Angelo in Grotta (o Sant'Angelo ad Cryptam). Il Libro  Capitolare dell'Abbazia della Santissima Trinità di Venosa racconta che, nel 1084, Pagano de' Pagani e sua moglie Emma donarono al monastero alcune proprietà, Chiese in particolare, in presenza del figlio Ugo. Un esponente della famiglia  Amarelli, Leonardo, aveva sposato Ippolita de' Pagani, sorella di Pagano, ed aveva due figli: Alessandro e Anzoise. Alessandro sarebbe stato coinvolto con Ugo nella Prima Crociata. 
La famiglia Amarelli viveva e vive a Rossano, in Calabria”.
Il barone de Hund, che male aveva sopportato l’intromissione dello Johnson, non tardò ad averne vittoria: fattolo rinchiudere in un Castello a spese dell’Ordine, convocò un nuovo “Convento” ad Altembourg nel 1764 per essere nominato Gran Maestro. Convalidando che il conferimento degli Alti Gradi era di assoluta competenza del Gran Maestro per la Germania, divenne così il più fervente sostenitore del sistema Templare applicato alla Massoneria. I membri della “Stretta Osservanza” erano vincolati, attraverso un giuramento di cieca obbedienza, unicamente alla sua persona, prendendo la denominazione di “Cavalieri di Spada”. 
Ai tre gradi massonici ne fu aggiunto un altro, il quarto: Maestro Scozzese, un quinto: Nonizio, un sesto: Cavaliere del Tempio, distinto in tre classi: 
Cavaliere, Socio e Armigero. 
Chiudeva la serie il VII grado di Cavaliere Professo, istituito più tardi. Ma ogni volta che i fratelli, ansiosi di conoscere quanto era stato loro preannunciato come una rivelazione, chiedevano di essere messi a parte almeno della scienza magica e del segreto della Pietra Filosofale, si sentivano ripetere la medesima risposta: 
un vero Massone era il Cavaliere del Tempio. 
Il piano gerarchico divideva la Germania in nove Provincie ad ognuna delle quali era predisposto un Gran Maestro Provinciale, assistito da un capitolo con priorati e prefetture alle proprie dipendenze. I capi e gli scopi dell’Ordine restavano occulti, seducendo gli amatori del mistero, snervando i desiderosi di concludere. 
Oggi resta ancora un Mondo da esplorare con ricerche sempre più approfondite e senza certezze. 
                                                                        
                                                                Ricerche di 
                                                                Giancarlo Bertollini

Bibliografia: 

°      TRECCANI - Enciclopedia Italiana.
°      Da Lavori di: Bertollini - D’Angelo - Revelli - Manetti.
°      Ricerche sul WEB - Umberto Eco - Barbara Frale - Franco Cuomo.

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Convegno dell'Accademia Palatina 
nella splendida cornice dei Salotti Leusso 

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